
Roberto Assagioli nasce a Venezia nel 1888 da famiglia di
origine ebraica, agiata e colta. Viaggia molto nella sua giovinezza, così come
in tutta la sua esistenza. Studiando medicina si appassiona alla psicologia,
allora ultima nata fra le scienze, decidendo di diventare psichiatra. Non
abbandonerà mai però la sua vastità di interessi, che spazia dalla letteratura
(è redattore della storica rivista letteraria La Voce) all’esoterismo e
alle religioni orientali, che cerca di avvicinare alla mentalità e al
linguaggio scientifico dell’Occidente.
Assagioli gravita nell’ambito
psicanalitico fino al 1914. poi ne prende le distanze elaborando una sua
visione personale. I motivi del distacco sono simili a quelli degli altri
“transfughi” da Freud (Jung, Adler, Reich): il peso eccessivo dato alla
sessualità rispetto agli altri istinti, la limitazione dell’esplorazione agli
aspetti inferiori e patologici, la pratica dell’analisi senza una sintesi. Egli
non ne sminuisce mai però l’importanza per l’esplorazione dell’inconscio, per
la luce portata sui moventi nascosti dell’essere umano.
Assagioli mantiene invece per tutta
la vita rapporti cordiali con Jung. Sosterrà sempre che la psicologia analitica
di Jung è la posizione più vicina alla Psicosintesi, soprattutto per il rilievo
dato ai bisogni spirituali e all’autorealizzazione. La Psicosintesi se ne distacca
però per l’importanza data alla volontà e agli aspetti sociali-interpersonali.
Dopo alcuni tentativi di diffondere le sue idee e dopo aver preso parte
alla Grande Guerra, si trasferisce da Firenze (dove ha trascorso la gioventù) a
Roma, dove nel 1926 fonda l’Istituto di Cultura e Terapia Psichica, che nel
1933 diventa Istituto di Psicosintesi.
Dal fascismo la sua attività è ritenuta sospetta per i rapporti
internazionali e l’impegno umanitario. Durante la Seconda Guerra Mondiale
sospende le attività e fa vita ritirata, spesso nascosta per sfuggire alle
persecuzioni contro gli ebrei. Arrestato nel 1940 per “attività pacifiste”,
trascorre un mese in carcere: l’episodio è famoso per l’”uso” che Assagioli
racconta di aver fatto di questa parentesi: un esercizio di psicosintesi e di collaborazione con l’inevitabile, un arricchimento di umanità.
Dopo la guerra ritorna a Firenze e
riprende l’attività dell’Istituto. Per essere più libero sceglie di lavorare
lontano dalle istituzioni, privatamente, con singoli e gruppi. La sua attività
si svolge prevalentemente nella pratica clinica e nelle conferenze.
Nonostante la sua età matura sia
segnata da un grave lutto (la morte del figlio Ilario), è questo il momento in
cui si impegna maggiormente in viaggi e contatti per diffondere il so metodo
(soprattutto nei paesi anglosassoni, dove tuttora la Psicosintesi è più conosciuta
che in Italia). Nel 1958 si costituisce negli USA la Psycosynthesis Research
Fondation, nel 1967 nasce il Centro di Roma. Si moltiplicano i centri di
Psicosintesi nel mondo: Argentina, India, Grecia, California, Canada,
Inghilterra. Partecipa a convegni in Italia e all’estero, si occupa ancora
intensamente di conferenze, corsi, didattica, incontri con persone di cultura
di tutto il mondo.
Sono anche gli anni in cui si
raccolgono intorno a lui i collaboratori più giovani che porteranno avanti la
Psicosintesi.
Assagioli si spegne, dopo breve
malattia, a Capolona, presso Arezzo, nel 1974, circondato dai più fedeli
discepoli.
Assagioli non è una figura facilmente inquadrabile in un’ideologia o
una corrente, forse perché è stato precursore di molte: la psicologia
umanistica (attenta alle potenzialità positive presenti nell’uomo, poi fondata
da Rogers e Maslow), la psicologia transpersonale (che considera le esperienze
più elevate della coscienza accessibili a ogni essere umano), la psicosomatica,
la psicoenergetica. Ha anticipato anche l’uso di tecniche come la
visualizzazione, la musicoterapia e la terapia dei colori.
È stato un vero "uomo del
Rinascimento", un uomo dalla vasta cultura, di cui a un primo contatto non ci si
accorgeva, vista la sua semplicità e la sua capacità di farsi comprendere da
tutti.
Uomo universale, non legato a
tradizioni culturali o religioni, era però in grado di comprenderle tutte,
cogliendone l’essenza spirituale. Assagioli ha inteso dare alla Psicosintesi la
dignità di scienza per far sì che fosse accolta anche in ambito
medico-scientifico. Per lui il metodo scientifico significava sostituire
l’autorità e la tradizione con l’osservazione e l’esperienza diretta. Per
evitare incomprensioni ha mantenuto separata la sua attività di studioso di
esoterismo e di tradizioni spirituali, specie orientali (di cui scriveva sotto
lo pseudonimo di Considerator). Ma la visione psicosintetica è fortemente influenzata da questi
interessi: si può dire che è un ponte fra Oriente e Occidente.
Secondo le testimonianze di chi lo ha frequentato era un incontro indimenticabile, perché risanava con la sua sola presenza. Era come se qualcosa di lui rimanesse sempre con l’interlocutore, come se la sua vibrazione, la sua energia entrassero in lui e vi lasciassero qualcosa di indelebile. Indimenticabili erano la gioia che trapelava da lui e il suo senso dell’umorismo, che si fondevano in una “saggezza sorridente”, caratteristica predominante della sua personalità.
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